Con il mare a destra

C’è una Napoli che evita se stessa. Come un corpo estraneo rigettato dal suo stesso organismo. Un girare lo sguardo verso colori più freddi. C’è una Napoli che grida forte la sua appartenenza ad una razza che riesce a guardare sempre avanti perdendo gli orpelli inutili di una filosofia accademica e pomposa. Ma Napoli non è solo la città obliqua di Bennato. Napoli è anche una città lunga. Troppo lunga per essere anche solida e forte.

Provateci voi a percorrere la striscia che va dal Capo di Posillipo fino a San Giovanni. Senza mai abbandonare il mare alla vostra destra. Provate a trovare un confine, una linea netta che separi le vite e le coscienze. Una linea come quella – inevitabile – tra il bianco ed il nero. Una linea forte come quella che separa le luci e le ombre de “Le sette opere di misericordia” e del “Martirio di San Matteo”. Una linea netta che separa la maledizione dalla fortuna, la disperazione dalla felicità. Magari passando per l’angoscia e la paura che le carte si possano mescolare. E chi sta sopra possa finire di sotto. E poi di nuovo il contrario.

Oggi più di ieri muro contro muro. Perchè è meglio resistere. A Napoli ci si ribella persino a stessi, senza tregua. Quella città bianca e nera è anche dentro di noi. E’ la Napoli di chi non riesce a farsene una ragione. Non riesce a capire come la bellezza stessa di questa città possa fare da antidoto ai contrasti, alle ingiustizie. Ma forse Napoli non sa di essere bella. Proprio come fa una madre con i propri figli.


Dormi e sogna


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I Giardino di Mirò

Solo per segnalarvi il progetto di questa indie-band che ormai va avanti da 10 anni facendo della musica stupenda.
Sul sito di RollingStone magazine (altra rivista meravigliosa).

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Il valore di una vita

Il 29 novembre del 1947 l’Assemblea delle Nazioni Unite approvò la Risoluzione dell’Assemblea Generale n. 181, che prevedeva la creazione di uno Stato ebraico e di uno Stato arabo in Palestina, con la città e la zona di Gerusalemme sotto l’amministrazione diretta dell’ONU. Tra il dicembre del 1947 e la prima metà di maggio del 1948 vi furono cruente azioni di guerra civile tanto dalla parte araba quanto da quella israeliana. La guerra infinita, quella vera e propria, inizia il 15 maggio 1948 quando gli eserciti di Egitto, Siria, Libano, Iraq e Transgiordania, attaccarono l’appena nato Stato di Israele. Da allora è stato un susseguirsi di conflitti più o meno cruenti e sanguinari ma tutti tesi a ribadire il diritto di considerare quella terra la radice della propria civiltà e l’incubatrice dei sogni sionisti o palestinesi. E’ di pochi giorni fa la notizia che al Consiglio dei Diritti Umani dell’ONU Stati Uniti, Italia e Olanda hanno votato contro l’apertura di un’inchiesta internazionale circa l’attacco alla nave di aiuti umanitari diretta a Gaza condotto dall’esercito israeliano. Come dire: Israele può fare da solo l’inchiesta. A noi stanno bene le conlusioni che lo stesso governo di Benjamin Netanyahu ne trarrà. Insomma ci fidiamo ciecamente. Viene da chiedersi perchè in questo conflitto arabo-israeliano la politica america è così diversa da quella di altre nazioni, e in particolare dai suoi alleati europei? Per gli Stati Uniti la relazione strategica con Israele è molto costosa sia dal punto di vista umano che da quello finanziario. Costa la bellezza di tre miliardi di dollari all’anno di aiuti e in più alimenta l’odio delle popolazioni musulmane favorendo la violenza antiamericana in tutto il mondo. A poco è servito l’apparente sterzata politica statunitense che dal repubblicano Bush è passata al più democratico Obama. E’ il tipico esempio del “cambiare tutto per non cambiare niente”. Ma da chi proviene il sostegno americano a questa linea dura nei confronti degli arabo-palestinesi? In gran parte dai cristiani evangelisti oltre che (ovviamente) da una base ebraica neoconservatrice. Questi sostengono che, paesi come Spagna, Francia e Germania assumono un atteggiamento critico (vedi il voto favorevole all’inchiesta di cui sopra) in quanto paesi a maggioranza cristiana tradizionale. Da qui il naturale atteggiamento antisemita nei confronti di Israele. Senza contare che la classe dirigente della maggior parte dei paesi della comunità europea tende a calmare i regimi arabi produttori di petrolio che potrebbero creare non pochi problemi di approvigionamento energetico. Buona parte, invece, degli ebrei americani non aderiscono alla linea dura ma sono favorevoli all’accordo di Camp David di dieci anni fa: due popoli, due stati. A riprova di ciò non sono pochi coloro che condannano l’elezione a ministro degli esteri israeliano di Avigdor Lieberman, considerato un razzista e un revanscista. La maggioranza degli ebrei americani rimane, dunque, progressista. La vittoria di Obama porta anche la loro firma in una proporzione di quattro a uno. Dunque ancora una volta la religione esprime tutte le sue contraddizioni entrando a gamba tesa nella politica internazionale, dimenticando che tutto ciò alimenta spargimenti di sangue e morti ammazzati. I poteri cristiano-cattolici scelgono il male minore appoggiando (ma senza prendere una posizione netta) i cristiano-evangelisti Israeliani, mentre il potere politico internazionale si barcamena compiacendo di volta in volta gli interessi economico finanziari delle lobby mondiali o quelle dei poteri religiosi capaci di generare consenso e/o disgrazie dei governi mondiali.

Tra i due la vita di migliaia di morti.


The Beatles – Dear Prudence


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links for 2010-03-26

  • Okay, venerdì era pur sempre venerdì, e leggere il post di Gianluca sui pericoli nascosti per chi lavora nell’Information Technology avrà fatto comunque sorridere più che deprimere gli appartenenti a questa categoria.
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links for 2010-03-20

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links for 2010-03-17

  • Le tecnologie dell'informazione e della comunicazione possono svolgere un ruolo centrale nell'uscita dalla crisi.
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links for 2010-03-13

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links for 2010-03-10

  • Sul sito dell'Ispra è presente un database che raccoglie i dati sulle zone d'Italia a rischio sprofondamento del terreno.
  • La nota trasmissione pomeridiana in onda su Rai3 chiude i battenti dopo di 11 anni.
  • Varchi incustoditi, degrado, incuria e stato di abbandono per numerosi scavi in attesa di restauro.
  • Certamente la notizia non è delle più comuni: Vasco Rossi, l’icona del rock made in Italy, il più spericolato e inossidabile dei nostri cantautori entra nel mondo dell’editoria dalla porta principale, vale a dire diventando lui stesso editore di una delle riviste più interessanti del panorama cartaceo nazionale, la prima free press letteraria. Se non lo avete ancora capito sto parlando della rivista Satisfiction, diretta da Gian Paolo Serino.
  • Che in televisione quella sulla questione cultura sia ormai da considerare una battaglia persa è chiaro da un pezzo, se non altro è questo che emerge da una realtà quotidiana, quella dei palinsesti televisivi, in cui la cultura, considerata alla stregua di una sfiga, è relegata in spazi ridottissimi e ben lontani dalla fasce calde dello share.
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Tutta un’altra cosa

Molti considerano la metafora come un un artificio retorico, qualcosa insomma che ha più a che vedere con il linguaggio di specie che con quello comune. Invece la metafora si usa ovunque nel linguaggio quotidiano, talvolta anche nel pensiero e nell’azione: oserei dire che il nostro comune sistema concettuale, in base al quale pensiamo ed agiamo, è di natura metaforica.

Quanti di noi ricordano che la linea di confine, tra la fine della prima e l’inizio della seconda repubblica, fu tracciata proprio dalla scesa in campo del cavaliere nell’agone politico utilizzando proprio una metafora: “guiderò l’Italia come un’azienda”, dichiarò il Silvio nazionale.

Qualcuno da sinistra provò a storcere il naso di fronte ad una dichiarazione così “stupidamente moderna”, dimenticando che l’Italia, e non solo, usciva dal decennio “edonista” nel quale si era spinto il piede sull’acceleratore di un processo cominciato già dal 1978, all’indomani della uccisione di Aldo Moro.

Il craxismo piduista, depotenziato dai fatti di tangentopoli, cercava un erede, un successore al quale passare il testimone. Lo trovò in Silivio Berlusconi. Chi più di lui avrebbe potuto continuare l’opera di demolizione del vecchio modo di fare politica quello fatto di sovrapposizione tra interesse collettivo ed interesse individuale, quello che… la rivendicazione di tutti porta dei benefici anche a me.

Oggi il cavaliere, dopo aver quasi totalmente sfasciato lo stato, ha saltato l’ostacolo. L’interesse collettivo non è più un pretesto per gli interessi personali, bensì il contrario. Da qui le leggi ad personam sbandierate come una lotta di libertà per tutti i cittadini affrancati dalle regole del gioco di una società civile e democratica.

Viene da chiedersi perchè tanto stupore a causa di un decreto salvafondelli per gli errori di un dirigente di partito che è convinto di far parte di un’azienda (l’azienda Italia appunto) che reputa, in cuor suo, una vera rottura di palle, una formalità burocratica inutile, l’adempimento della presentazione delle liste e dell’elenco dei sottoscrittori. Meglio andare a mangiare, fanculo lo stato rompicogloni e le sue regole!

Spesso si dimentica che Berlusconi non ha nessuna cultura politica, non ha frequentato nessuna sezione di partito, semmai ha frequentato altri tipi di ambienti, tutt’altro che politici. Per carità, tutti possono sbagliare. Ma la politica (quella vera) ha i suoi modi e i suoi tempi.

Stupisce, piuttosto, il comportamento del presidente Napolitano che, all’indomani della esclusione dalle liste del Pdl, avrebbe dovuto convocare al colle il presidente Berlusconi e consigliargli di riferire in parlamento, scusarsi per l’accaduto e proporre uno slittamento della tornata elettorale di due settimane per dare il tempo ai suoi dirigenti di sistemare tutti gli atti amministrativi necessari.

Ma forse siamo già nella terza repubblica quella dell’eroe nazionale che ha un aiutante che mira a diventare come “il capo”, sprezzante delle regole e senza rispetto alcuno per “l’institutio” che è ciò che sta alla base di una disposizione, quindi la regola o l’ordine stesso, e poiché dare ordine a qualcosa equivale a formarla, un’istituzione indica la formazione di qualcuno, la sua istruzione o la sua educazione. Se ce l’ha.


Bob Dylan – Only a pawn in their game


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La musica in viaggio – 9 marzo 2010

Elio e le storie tese – Storia di un bellimbusto
Electric light orchestra – Don’t bring me down
Roxette – You don’t understand me
Mariah Carey – I want to know what love is
Hoobastank – You need to be here
Badly Drawn Boy-Another devil dies
Neja – I’ll fly for you
Anita Baker – Been so long
Michael Jackson – Push me away
Jane Monheit – A primeira vez

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