Ci sono posti al mondo dove la cosiddetta “crisi” non esiste. Non è mai esistita. Perchè il benessere non fa parte di qualsivoglia stile di vita. Il nord-ovest del Messico o, se preferite, la bassa California. In quei territori il mercato del lavoro è monopolizzato dalle “maquiladoras”, le fabbriche di assemblaggio installate in Messico dagli anni ’60. In queste fabbriche – come in tutte le fabbriche del mondo con manodopera a bassissimo costo – è richiesto personale giovane con meno di 35 anni, che mantenga un ritmo alto e non sbagli neanche un pezzo dei 700 che produce ogni giorno in dieci ore di lavoro. Pena il licenziamento. Qui si assoldano lavoratori e lavoratrici a giornata (proprio come nelle nostre campagne). Alcuni di loro dormono tutta la notte all’esterno delle fabbriche per essere i primi ad offrirsi ai “datori di lavoro”. Si inala il piombo delle batterie dei gadget elettronici per un paga di 755 pesos a settimana (40 euro). Canon, Panasonic, Sony, Sharp rigraziano il Nafta, l’accordo nordamericano per il libero scambio tra Stati Uniti, Canada e Messico che avrebbe dovuto regolarizzare il libero scambio di merce e assicurare ai lavoratori una regolamentazione del mercato e che, invece, nessuno rispetta.
Vi sono poi altri posti dove la crisi c’è e si sente. Dunque va combattuta con tutte le forze. Perchè il benessere bisogna tenerselo stretto. In Italia, appunto, il ministro Bondi ha emanato il decreto di “equo compenso per copia privata” che impone una tassa su tutti i supporti di archiviazione che andrà alla SIAE la quale, sua volta, lo distribuirà a tutti i titolari dei diritti.
Importo fisso di 0.90 centesimi di euro, il compenso dovuto per ogni telefonino cellulare e rispettivamente di 2,40 euro e di 1,90 euro per computer con o senza masterizzatore.
Per i supporti di registrazione audio e video, quali supporti analogici, supporti digitali, memorie fisse o trasferibili, destinate alla registrazione di fonogrammi o videogrammi, il compenso è costituito da una somma commisurata alla capacità di registrazione resa dai medesimi supporti.
Si va dai 0,23 centesimi di un CD ai 0,87 centesimi per un DVD fino ad arrivare al 3% dei relativi prezzi di listino di tutte le apparecchiature per la registrazione analogica e digitale.
Jovanotti, Vasco Rossi, Baglioni e compagnia bella rigraziano in nome di una proprietà intellettuale che se ne sbatte della “fame bel mondo” e dello “sfruttamento minorile”. E che cazzo.
Dunque tra poco ci troveremo, da una parte le multinazionali dell’elettronica che faranno di tutto per abbassare il prezzo dei loro prodotti sfruttando la manodopera a basso costo messicana, cinese, koreana ecc., mentre dall’altra, la SIAE distribuirà equamente agli autori di canzonette la tassa ricevuta sulla vendita di ogni lettore. A breve ci troveremo nella condizione che ci costerà di più infilare una canzone nel nostro lettore che il lettore stesso. In compenso ci consoleremo ad ascoltare “l’impegno civile” dell’artista di turno che invocherà agli stessi politici di cancellare il debito pubblico dei paesi terzomondisti e di combattere le ingiustizie di questo pianeta. Crimini ambientali compresi. E bravi.
Perchè non trasformare le vostre opere da “equo compenso” in un prodotto da commercio “equo e solidale”? Quando riceverete il vostro bonifico dalla SIAE cari “artisti” giratelo pari-pari alle associazioni per i diritti dei lavoratori di questi paesi che stanno pagando il prezzo di questa globalizzazione meschina e ignobile. Qualcuno di sicuro ve ne renderà il merito.
When’s he going to try and get a job
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