la vita, la morte e… un miracolo

A volte sembra che a guardare le cose troppo da vicino si rischia di averne una visione aberrata e fuorviante. Da sempre il progresso ci ha portato ad analizzare sempre più a fondo ciò che ci circonda. Solo che per farlo bisogna guardare da vicino i fenomeni e le mutazioni. Se dal lato scientifico questo è stato sicuramente un vantaggio per altri aspetti, puramente emozionali, può diventare forse controproducente.

Da sempre credo che coloro che vivono nelle certezze assolute siano dei cazzari da accompagnare gentilmente “affanculo” ancor prima che riescano ad aprire la bocca. E chi vive di certezze, per forza di cose, è convinto di conoscere i limiti e i confini tra una scelta e l’altra.

Ma cos’è un limite se non una separazione netta tra due spazi, due possibilità? La politica ha iniziato la sua involuzione soprattutto da quando la società l’ha spinta ad affrontare problemi ben diversi dal “pagare le tasse” oppure da quello del “lavoro” che manca in questo paese. Questi sono problemi cosiddetti “tecnici” e come tali vanno affrontati e risolti. E quanto più li guardiamo nei dettagli, meglio è per tutti. Vorrà dire che ne avremo una visione finalmente obiettiva sulla quale basare le scelte future per il benessere del nostro paese.

Ho, invece, l’impressione che altre problematiche vadano osservate nel loro insieme e non nei loro dettagli, pena il rischio di perderne l’essenza e il significato.

Sono anni che si discute di vita, di morte e si sessualità.

Stiamo guardando talmente da vicino il confine tra “una vita” e una “non vita” che quella linea si è sfocata, proprio come avviente quando si fa uno “zoom” su di essa. Non riusciamo più a distinguere tra un embrione e una vita. O se un embrione è “già” una vita di per sè. La destra ha già risolto il problema lasciando sciogliere l’enigma dal Vaticano. Il centro-sinistra “naviga a vista” dentro questa “linea di confine” senza decidere.

Stessa cosa dicasi per la morte, o meglio l’eutanasia. La destra segue i dogmi dettati dai poteri ecclesiastici, sicura di essere “ricompensata” dall’elettorato cristiano. Il PD cincischia, ciurla nel manico e mente spudoratamente a giorni alterni cercando di non perdere capra, cavoli e “binetti”. La linea di confine tra la vita e la morte per loro è ormai diventata una vera e propria foresta inesplorata di fronte alla quale neanche la bussola della ragionevolezza può aiutarli. 

Altro tema è la sessualità. Qui la destra, temendo gli anatemi di chi gli strizza loro l’occhio dall’alto del colle “papalino”, tende a nascondere i propri vizi dietro un’ipocrisia putrida e vergognosa. Il culto “machista” berlusconiano parla da sè. La sinistra democristiana scimmiotta, per la verità piuttosto malamente, la classe dirigente liberista fino a non distinguere più tra asessualità, bisessualità, eterosessualità e omosessualità. 

Qualcuno a “sinistra” dimentica che questi temi devono essere “spazio di libertà”, fuori da ogni vincolo legislativo e politico. La libertà di coscienza ha funzionato per la leva militare e deve funzionare anche “dentro la vita privata” di ogni singolo cittadino. I drammi e le scelte da sempre fanno parte di un universo dentro il quale ognuno può e deve poter scegliere “se” mettere al mondo un figlio o mettere fine alla propria esistenza. Deve poter vivere la propria sessualità senza discriminazioni e senza disagi o imbarazzi di sorta.

Ma sembra che un bella fetta di italiani che si definiscono “di sinistra” amino avere “due piedi in una sola scarpa”.


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